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7月16日 Metto una parte di un volantino che volgio distribuire per le scuole medie della mia zona e che voglio portare al mio Liceo... Questo volantino avrà il fine di convincere i genitori che il liceo scientifico che ho frequentato non è altro che una fitta nuvola di fumo...
La mia prof di Inglese.
E’ incredibile come, dopo cinque anni, io non sia mai riuscito a cambiare opinione su un soggetto tanto strano... certamente non è una persona dalla quale prendere esempio... Rare volte ho avuto occasione di avere stima di lei. E’ opinione diffusa che questa donna dia voti esclusivamente per simpatie e lo faccia in maniera del tutto arbitrario! Pensate che per determinare la media in inglese lei si basa sul tuo comportamento in classe! E questo non sarebbe grave se lei non tenesse conto del tuo comportamento in classe anche quando valuta un interrogazione orale... senza contare che in più, al voto, si aggiunge o si sottrae l’idea che lei ha di quanto hai studiato oppure no: in pratica se secondo lei hai studiato prendi più rispetto a un tuo compagno che ha fatto la stessa interrogazione ma con la prof convinta che non aveva studiato... Qual è il risultato di questo atteggiamento demagogico? Non è difficile arrivarci: in fondo all’anno uno studente che non eccelle per quanto riguarda il comportamento in classe ha i voti più bassi rispetto ai suoi compagni più “buoni” e, quando la prof va a fare la media di questi voti, abbassa ulteriormente la stessa in quanto tiene conto del comportamento (senza contare che esiste un voto apposito per la condotta il che fa presupporre che questa non debba influire sul voto di un ragazzo). Bel sistema per fare la differenza fra la gente per bene e gli emarginati.
In ogni caso mi posso ritenere fortunato, pensate che in un’altra sezione c’è un professore di inglese che spiega 10 minuti cose che non capisce neanche lui e poi si mette a leggere il giornale in classe!!! E queste sono notizie che ho da amici che frequentano classi diverse e non si conoscono! E se tutti ti raccontano la stessa cosa credo che un fondo di verità ci debba pure essere no?
Altre fonti asseriscono che questo individuo dia le valutazioni in base ai risultati dell’Inter.... chissà che medie basse... In ogni caso è della mia prof che voglio continuare a parlare... Come puoi prendere sul serio una che mentre ti spiega i numeri ordinali sta mangiando un cracker? Lo sapete voi come si pronunciano i numeri ordinali in inglese? A un certo punto di ognuno di questi c’è una specie di sibilo ottenuto mettendo la lingua sotto i denti e soffiando... ecco... sulla lingua però ci sono i cracker della prof, fatti a briciole, che saltano in tutte le direzioni... come fai a prendere sul serio una donna così? Una che ti sgrida come se stessi facendo rumore solo se hai una penna in bocca (chi non ha mai masticato il tappo di una penna? CHI?). Una donna che un giorno si è permessa di dire a un mio compagno che aveva venduto il libro dell’anno prima “ma che sei uno straccione?” e che ha preteso il diario da lui per informare la madre che aveva venduto il libro!!!! Una donna che è convinta di avere sempre ragione anche se non ce l’ha! Pensate che la pazza in una esercitazione di esame ha messo una domanda alla quale molti miei compagni non hanno saputo rispondere... e ciò era ovvio dato che la domanda faceva riferimento a cose che non solo non avevamo studiato ma addirittura non esistevano!!! E infatti, quando la classe è insorta per chiedere spiegazioni lei, con una naturalezza come per dire “ovvio no?”, ha detto: “beh, era chiaro che dovevate inventare!” e giustamente un mio compagno ha detto “ma non c’era scritto da nessuna parte che dovevamo inventare!” e lei: “Beh, ora ve l’ho spiegato quindi non potete dire che non si capiva!” giuro che è successo! E non solo, quello stesso giorno la classe era particolarmente ispirata e dopo aver discusso per un po’ con la prof, quest’ultima, accorgendosi di essere in torto marcio, non ha trovato di meglio che crollare in un pianto disperato dicendo che con noi non sapeva più come fare!
E la mia domanda è quasi spontanea? Per insegnare non dovrebbero essere necessarie anche delle capacità psico-fisiche?
Che cavolo, una persona esaurita in quel modo cosa vuoi che insegni! Di fatti un buon 85% dei miei compagni era preoccupato il giorno degli esami perchè diceva “io di inglese non so niente” non certo riferendosi alle nozioni (quelle se le imparano a memoria) ma riferendosi alle strutture della lingua.
L’unico a non essere preoccupato ero io in quanto sapevo già quale sarebbe stato l’esito! Non ci crederete ma un bel giorno, tanto per incoraggiarmi (cosa che fa sempre bene) la pazza mi interroga in biblioteca e alla fine dell’interrogazione mi dice: “va beh, Leonardo, tanto l’inglese tu ormai non lo sai... quindi agli esami vedrai che più di cinque con me di sicuro non lo prendi... forse un sei te lo darò per aiutarti ma sappi comunque che non sarà certo perchè sai parlare inglese... vedremo”. Ma porca troia! Non ho mai avuto il debito ad inglese e alla fine della quinta te ne esci con che non lo so parlare??? Ma allora sei proprio scema? Secondo lei chissà come mai non sapevo l’inglese... Perchè qualcuno se ne è altamente sbattuto? Forse perchè qualcuno non sa insegnare inglese?! Ma no.. vedrai che è colpa mia... sono io che dovevo dire alla prof “guardi prof che io non so l’inglese, mi metta il debito quest’anno”... ma d’altronde, come me, gran parte dei miei compagni di classe avrebbe dovuto fare lo stesso... questo perchè lei non sa valutare se qualcuno sa o non sa l’inglese in quanto, come sappiamo, i voti non dipendono solo dalle tue competenze. Eppure ci rifletto... come mai non mi interesso alla sua materia...? eppure l’inglese mi affascina come lingua... E mi rispondo: Ma come fai ad interessarti alla materia di una che reputi più imbecille dell’obbligo di entrare a scuola entro la terza ora?(approfondirò sulla questione degli obblighi)
In ogni caso se volete che vostro figlio impari inglese non è certo il Liceo il posto dove lo dovete mandare... Basta pensare che all’Istituto d’Arte quelli che fanno il Trinity (un esame che misura il tuo livello di preparazione in inglese e ti rilascia un attestato ufficiale, valutato da membri esterni alle scuole) sono molto più preparati rispetto a quelli che lo fanno al liceo, con un livello di partecipanti maggiori e un livello di bocciati minore (se non sbaglio quelli dell’istituto d’arte non bocciano per niente al Trinity)... questo perchè i professori si preoccupano che lo studente impari l’inglese piuttosto che preoccuparsi di penalizzarlo in base a quanta confusione faccia in classe. 6月9日 Lettera di un professore a cui risponde Umberto Galimberti. Sono un docente di un istituto professionale, un docente "speciale" poiché ho la funzione di tutor, niente a che fare con la triste invezione morattiana, il mio compito è occuparmi degli studenti, di comunicare con loro, di ricevere e contenere i loro sconforti e le loro lamentele, e di stabilire comunicazioni autentiche con le loro famiglie, di aiutarli a crescere entro una struttura che rende loro particolarmente difficile farlo. Facile a dirsi. Lo faccio con la sensibilità che ho qualche competenza psicoogica acquisita a mie spese, perchè i corsi di aggiornamento che ci propongono sono (ovvio, no?) tutti centrati sulle discipline, ovvero su quel che qui meno serve. Ci misuriamo con famiglie assenti, ragazzi persi nel mondo e in se stessi. Con crescite bloccate. Un rifiuto della scuola che è già al limite prima ancora di entrare in questo nostro istituto, si figuri cosa succede poi qui. Vite che sembrano già finite prima ancora di cominciare. La mia giornata è lunga. Entro in classe per la normale lezione, e già sono assalito da richieste e problemi. Fuori ci sono teppisti di un'altra scuola che minacciano botte. Dentro la classe ci sono litigi e scontri continui. La ragazza che si brucia con i mozziconi di digaretta, quella che vomita, quella che si fa piccli tagli con un temperino. Li ascolto tutti, una parola e magari un sorriso per tutti, una battuta se è il caso. Un segno d'affetto, dato e ricevuto. Fuori orario parlo individualmente con loro, ricevo genitori, alcuni presenti e lucidi, altri disperati. Poi bisogna tamponare le falle del gruppo docente: la mia non è una statistica, ma qua ogni due colleghi sufficentemente a posto con la testa ce n'è almeno un altro, se non due, che ha vari problemi, dalla depressione alle difficoltà di relazione. Per non parlare del senso di impotenza dilagante, assoluto, incolmabile. Piccoli lavori di cucitura sottile, per stringere un'alba di relazione con ragazzi già nauseati dagli adulti, per aiutarli a fidarsi, almeno un po', ricominciare, decidere di crescere. E dopo tutto questo sforzo per tenere a scuola i più difficili, arriva immancabile la collega o il preside con la fatidica frase: <questa non è la scuola dell'obbligo, se non avete voglia andatevene!>. Riprendi la vittima in corridoio, scoraggiato, già pensa di non metterci più piede qui. Ci provi, ancora una volta. Poi guardo meglio queste colleghe: stanche, deluse, sfibrate; quei ragazzi scavano senza pietà nelle loro (nostre) adolescenza mancate, nelle menopause precoci, nei vuoti esistenziali lasciandoli (lasciandoci) senza vita. Eppure quando arrivo a sera dopo riunioni senza fine, quando vedo gli occhi dei genitori cercarmi e dirmi "parlo con lei perchè è l'unico umano qui dentro", sento che tutta questa ftica forse serve a qualcosa. Ma non so fino a che punto. Questi ragazzi e ragazze che cerco di seguire sono preziosi e così delicati, e per questo, la prego, non pubblichi la mia firma. Lettera firmata Capiamo da questa lettera, così potente nella sua delicatezza, che non c'è riforma della scuola che possa cambiare davvero qualcosa se i professori non si lasciano sedurre, corrompere e commuovere da quei ragazzi, più o meno dissestanti, che incontrano ogni mattina quando entrano in classe. I professori sono soliti interrogare gli studenti per verificare la loro preparazione, ma già una grande rivoluzione sarebbe se, segretamente, i professori si facessere interrogare dalgi studenti, a partire da quella semplice domanda che Bruce Chatwin ogni tanto si faceva nel suo peregrinare: "Che ci faccio io qui?". Una domanda inquietante che interroga la propria idoneità a occupare la cattedra, la propria disponibilità a prendersi cura degli altri, la propria capacità a seguire, oltre ai percorsi intellettuali dei propri studenti, anche quelli più tortuosi e nascosti delle loro emozioni, fino a toccare la loro passione, primo motore dell'interesse e dela voglia di vivere e crescere. COnosco l'obiezione dei professori: "Non siamo psicologi, e per quello che ci pagano non possiamo farci carico di trenta o sessanta biografie". Rispondo che non si chiede questo. SI chiede solo di ofrire agli studenti un esempio di personalità matura che possa fare da modello orientativo per come si diventa adulti. Se non riconosciamo in noi questo tipo di personalità, se la stanchezza, la delusione, la demotivazione, oppure il nervosismo, la reattività e l'irritabilità sono i tratti che ci connotanoquando entriamo in classe, dobbiamo chiudere subito la porta alle nostra spalle e non tornarci più, perchè non possiamo consegnare all'inedia o alla depressione quella stagione così esuberante e inquieta della vita che si chiama adolescenza, dove si definiscono una volta per sempre i lineamenti della futura personalità. La responsabilità di un insegnante è enorme e il basso profilo non mette al riparo dal fallimento, che non riguarda solo il processo educativo, ma per intero la personalità dell'insegnante, il quale ai propri occhi non può nascondere quella disistima di sé che consegue all'aver intrapreso una professione per la quale non si avevano i minimi requisiti di idoneità. Finchè la nostra scuola si esonera dal valutare questi requisiti, per quante riforma si facciano, non si sarà inciso minimamente in quei processidi crescita che sono il vero scopo per cui la scola esiste e trova sua giustificazione. Tutto il resto viene dopo, ma molto dopo. |  |
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